"Stella... Grazie di tutto quello che hai fatto per me. Grazie per essere venuto qui. Grazie per aver capito, come sempre, di cos'avevo bisogno. Grazie per aver sopportato certi miei comportamenti.. E scusa per questi ultimi, è la stanchezza che mi impedisce di ragionare.. Ti amo stella. Ti amo tanto."
Lo sai? Potrei dire lo stesso con Te. Ma posso dire solamente che nonostante tutto, mi fai stare bene. Nonostante tutto io vivo, quando sono con te. Nonostante tutto riesco, e riesci, a farti e a farmi stare bene. Nonostante tutto sono qui a scrivere un nuovo post dopo mille mila anni, e lo devo a te che sei mia fonte d'ispirazione. Lo devo a te che rifletti il meglio di me come uno Specchio delle Brame. Lo devo a te se resisto alle pressioni psicologiche della mia famiglia. Come vorrei poter fare lo stesso con te. Ma me lo impedisce il fatto che tu sei fatta in modo diverso. Tu hai bisogno dei tuoi tempi, che solo Tu conosci, e io non posso fare altro che starti accanto, in silenzio, e aspettare che torni col cuore e la mente serena. Tenendoti la mano. Standoti vicina, sentendo il tuo respiro, sentendo battere il tuo cuoricino, sentendo il tuo profumo che non sa di niente, ma di te.
Ti amo.
lunedì 17 agosto 2009
sabato 7 febbraio 2009
River
E' come per l'effetto "cambio di pressione": Si crea un vuoto, che scarica via tutto ciò che è lì fermo, inutilizzato, immobile, statico; e viene scaraventato chissà dove, ed in contemporanea un fiume allaga quello spazio ormai vuoto. Perché si sa, quando si crea il Vuoto in un corpo liquido contenuto in un contenitore, quel liquido resta lì, statico, vicente sulla forza di gravità, e appena entra dell'aria, giù come una cascata. Ecco, questo è l'effetto.
E quel fiume, fatto di domande, risposte, dubbi, incertezze, parole, confini solo ammirati e mai sorpassati, t'innonda; ed inerme non puoi fare altro che lasciarti innondare.
Un vortice incontrollabile che ti svuota dentro, ti mette a nudo. Non davanti a Dio; Lui, ammettendo che esista, sa come sei fatto. No, non davanti a Dio, ma davanti a te stesso. Ti replica e come a dirti: "Bene, questo è quello che sei. Bada, non come ti ha fatto mamma, ma come sei; mamma ti ha fatto, tu hai fatto in modo di essere come sei."
Qua purtroppo, non si hanno opportunità di tergiversare. Così si è, e non ci sono alternative. E allora che si fa?
Si guarda in faccia la realtà.
Ecco, a cosa servono quelle domande. A capire se quello che siamo, corrisponde a quello che vogliamo essere.
Ci osserviamo, scrutiamo ogni minimo particolare, stupiti e/o indignati di come siamo. Dopo di che, ecco che i risultati delle nostre analisi arrivano.
Con esse arrivano quelle risposte, si, sempre quelle risposte che il fiume ci ha portato.
Una domanda ora viene spontanea, se arrivano risposte, i dubbi a che servono? Le incertezze perché sono arrivate se già risposte abbiamo?
Perché quelle risposte, fanno sì che i dubbi, le incertezze, le paure, escano fuori quasi prepotenti a domandarti di persona: "Se fossi stato migliore?","Sicuro di volerlo?", "Non è che poi te ne penti?", ecco che le risposte, paradossalmente creano dubbi.
E tutto si mescola, in un veleggiare di suoni, colori, parole...
Parole..
Parole ricordate, parole da dimenticare, e perché no, parole sperate.
Ci inducono ad una riflessione forzata, su quello che siamo, come ci siamo comportati, ciò che abbiamo fatto, o ciò che stiamo facendo. Fa male, e non necessariamente perché queste parole siano tristi, ma perché sono tante, troppe per reggere un così grande peso tutto in una volta.
Allora non guardi più al passato, miri al futuro.
Errore.
Non stai mirando al futuro, stai semplicemente dicendoti la solita frase di routine per accendere quella parte sognatrice che alberga in te. No, non è così che funziona. Non è per farti sognare che il fiume t'ha quasi annegato. E' stato per farti capire una cosa fondamentale:
La vita, è come questo fiume. Se hai le palle, nuota e salvati. Se non le hai, affoga e ditti addio.
E quel fiume, fatto di domande, risposte, dubbi, incertezze, parole, confini solo ammirati e mai sorpassati, t'innonda; ed inerme non puoi fare altro che lasciarti innondare.
Un vortice incontrollabile che ti svuota dentro, ti mette a nudo. Non davanti a Dio; Lui, ammettendo che esista, sa come sei fatto. No, non davanti a Dio, ma davanti a te stesso. Ti replica e come a dirti: "Bene, questo è quello che sei. Bada, non come ti ha fatto mamma, ma come sei; mamma ti ha fatto, tu hai fatto in modo di essere come sei."
Qua purtroppo, non si hanno opportunità di tergiversare. Così si è, e non ci sono alternative. E allora che si fa?
Si guarda in faccia la realtà.
Ecco, a cosa servono quelle domande. A capire se quello che siamo, corrisponde a quello che vogliamo essere.
Ci osserviamo, scrutiamo ogni minimo particolare, stupiti e/o indignati di come siamo. Dopo di che, ecco che i risultati delle nostre analisi arrivano.
Con esse arrivano quelle risposte, si, sempre quelle risposte che il fiume ci ha portato.
Una domanda ora viene spontanea, se arrivano risposte, i dubbi a che servono? Le incertezze perché sono arrivate se già risposte abbiamo?
Perché quelle risposte, fanno sì che i dubbi, le incertezze, le paure, escano fuori quasi prepotenti a domandarti di persona: "Se fossi stato migliore?","Sicuro di volerlo?", "Non è che poi te ne penti?", ecco che le risposte, paradossalmente creano dubbi.
E tutto si mescola, in un veleggiare di suoni, colori, parole...
Parole..
Parole ricordate, parole da dimenticare, e perché no, parole sperate.
Ci inducono ad una riflessione forzata, su quello che siamo, come ci siamo comportati, ciò che abbiamo fatto, o ciò che stiamo facendo. Fa male, e non necessariamente perché queste parole siano tristi, ma perché sono tante, troppe per reggere un così grande peso tutto in una volta.
Allora non guardi più al passato, miri al futuro.
Errore.
Non stai mirando al futuro, stai semplicemente dicendoti la solita frase di routine per accendere quella parte sognatrice che alberga in te. No, non è così che funziona. Non è per farti sognare che il fiume t'ha quasi annegato. E' stato per farti capire una cosa fondamentale:
La vita, è come questo fiume. Se hai le palle, nuota e salvati. Se non le hai, affoga e ditti addio.
Iscriviti a:
Post (Atom)