Nuvole e campi di grano.
La voce del vento, ad intonarne il senso,
urla, tace e prende fiato;
scandisce e distanzia il nulla e l'immenso.
Contemplo la notte e il tetro contorno,
mi chiedo perché sia più bello di giorno.
Il buio democratico fonde case al cielo e cielo al mare.
Vedo stelle nell'acqua.
Onde alla Volta.
Cime ed alberi sospettosi, come una vecchia dentiera
mordon dal basso questo connubio,
ignari del tempo che passa, anche per loro.
Un quadrifoglio si strappa un quarto
'sicché nessun lo colga mai.
Soffre la vita,
schiva la morte.
Vedo nuvole nei prati.
Erba su Luna.
Di nuovo il vento parla
e di nuovo il mondo tace.
Vedo un mondo nel Mondo,
o forse dentro me.
Disamistade di Pensieri
venerdì 19 agosto 2011
sabato 8 maggio 2010
Momento
Spente le luci, troppo dure per questo momento, meglio la luce solare che a stento cerca di farsi un varco tra questo oceano di nuvole gonfie, e due piccole candele aiutano a violentare il buio, ma con dolcezza.
Il vento spira lieve dopo una notte ad urlarci contro il suo disprezzo, o probabilmente a ricordarci di ricordarlo.. Il suo grido ha varcato foglie, alberi, erba, ogni spiraglio in grado di aumentare la sua potenza. Fino ad infrangersi poi contro il viso di ogni casa presente. Magari si proporziona in base alle cose, noi una brezza, gli alberi un venticello e alle case, un bel tripudio di venti, giusto perché ci sono anche loro da accontentare.
E intanto la notte pian piano finisce.
Forse qualcuno lassù ha perso qualcosa o qualcuno; forse qualcuno sta male, soffre, magari un brutto mal di pancia. O magari è nato qualcuno. Perché le lacrime non cessano di cadere dall'immensa guancia blu che ci sovrasta. Scrosciante atterra sul fogliame vivido, disseta la terra increspata, oppure abbevera l'assetata erba.
Ora lieve ora adirata, accarezza e schiaffeggia il paesaggio sottostante, lo stesso che cordialmente a suo tempo, le rimanderà da dove ora si lasciano cullare dal vento, da dove stanotte hanno dominato il buio.
E intanto l'alba giunge al termine.
The caldo, e Debussy in questo frangente si sposano perfettamente.
La finestra aperta su vento, pioggia e cielo plumbeo.
E un sorso va.
Scalda il cuore sapere che tutto questo, non me lo sono perso tra le braccia di ninfe addormentatrici e lenzuola tentatrici di sonno. Posso testimoniare al mondo che questo momento, seppur breve, l'ho vissuto..
Tra le note del Chiaro di Luna, una tazza di thè, ascoltando la natura che parla con voce di vento, di gocce e di foglie. Tra la luce del giorno e quella di un paio di candele. A sentirmi finalmente in pace, per un istante solo, libero da pensieri, e da qualunque cosa.
La canzone finisce, la tazza è vuota.
E intanto il mattino inizia.
Il vento spira lieve dopo una notte ad urlarci contro il suo disprezzo, o probabilmente a ricordarci di ricordarlo.. Il suo grido ha varcato foglie, alberi, erba, ogni spiraglio in grado di aumentare la sua potenza. Fino ad infrangersi poi contro il viso di ogni casa presente. Magari si proporziona in base alle cose, noi una brezza, gli alberi un venticello e alle case, un bel tripudio di venti, giusto perché ci sono anche loro da accontentare.
E intanto la notte pian piano finisce.
Forse qualcuno lassù ha perso qualcosa o qualcuno; forse qualcuno sta male, soffre, magari un brutto mal di pancia. O magari è nato qualcuno. Perché le lacrime non cessano di cadere dall'immensa guancia blu che ci sovrasta. Scrosciante atterra sul fogliame vivido, disseta la terra increspata, oppure abbevera l'assetata erba.
Ora lieve ora adirata, accarezza e schiaffeggia il paesaggio sottostante, lo stesso che cordialmente a suo tempo, le rimanderà da dove ora si lasciano cullare dal vento, da dove stanotte hanno dominato il buio.
E intanto l'alba giunge al termine.
The caldo, e Debussy in questo frangente si sposano perfettamente.
La finestra aperta su vento, pioggia e cielo plumbeo.
E un sorso va.
Scalda il cuore sapere che tutto questo, non me lo sono perso tra le braccia di ninfe addormentatrici e lenzuola tentatrici di sonno. Posso testimoniare al mondo che questo momento, seppur breve, l'ho vissuto..
Tra le note del Chiaro di Luna, una tazza di thè, ascoltando la natura che parla con voce di vento, di gocce e di foglie. Tra la luce del giorno e quella di un paio di candele. A sentirmi finalmente in pace, per un istante solo, libero da pensieri, e da qualunque cosa.
La canzone finisce, la tazza è vuota.
E intanto il mattino inizia.
venerdì 16 aprile 2010
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E dopo quest'odissea, alla ricerca del telefono perduto (Che tra l'altro era nel parcheggio sotto casa, per terra [Come cacchio c'è finito lì oltretutto? {Anche perché di solito quando sono qui non lo cerco mai..Meglio così}]), posso finalmente scrivere una cosa.
Volevo solo riflettere sul fatto che quando si possiede una cosa stupenda, non ci si accorge subito di cosa si ha per le mani. Spesso, come nel mio caso, la si reputa una cosa fantastica, speciale, importante. Ma quando nonostante il tuo dolore alla schiena (Che smentisce la comodità di ogni posizione), nonostante il contemporaneo (Al mal di schiena) litigio, nonostante la poca voglia di dormire, e nonostante il letto ad una piazza che per due è un po' piccino e che quindi aggiunge ulteriore scomodità alla previa scomodità maldischienante; quando dopo tutto questo ti sdrai accanto a lei, e senti il suo stentato respiro, ti avvolgi completamente in lei abbracciandola, calmandola, rassicurandola e facendola addormentare sul tuo petto. Quando vedi in lei la felicità innocente di bimba, dopo che uno dei suoi sogni, seppur materiale, si realizza e la vedi saltare, gioire, stamparsi sul viso un sorriso indelebile, che non si può contenere. Quando ti sta addosso ogni secondo perché ti ricorda che anche lei è fatta di carne e che nonostante la sua tenacia, certe voglie fremono su certi monti di una ben nota dea, e nonostante le ripetute dichiarazioni, ti si addormenta tra le gambe come poche volte in questi dieci mesi ha fatto: serena, tranquilla, rilassata, piccola. Non quel sonno che da tanto l'attanagliava, così inquieto quanto rapido. Un beato sonno di candido riposo. Quando nonostante il tuo, seppur esile orgoglio, adori la sua protettività e il modo in cui ti riprende quando commetti quei piccoli errori di distrazione; e ti guarda con uno sguardo e una testa nonoeggiante (Per il pubblico che si è appena connesso il termine "testa nonoeggiante" esprime un movimento oscillante del capo da destra a sinistra, tipico di adulti che commentano azioni stupide dei bambini XD).
Quando ti fermi, e guardi tutto questo, allora veramente, riesci a vedere che quello che hai tra le mani è la cosa più bella che ci sia a questo mondo e che ogni battito dei tuo cuore è deidcato a lei.
Si beh, un post inutile.. Però volevo rendere partecipe il mondo di questa mia scoperta.
Ho scoperto cosa vuol dire rendersi conto di avere il proprio futuro, la propria vita, e propria famiglia a portata di mano, e questa cosa mi rende ebbro di gioia.
Perciò/cui/quindi nulla, ti amo Valeria. Ti amo con tutto il mio cuore, ma non quello fisico perché sarebbero si e no una decina/ventina di centimetri cubi. Ti amo dal profondo di quel cuore immaginario, che siccome è tale, posso immaginarmelo infinitamente enorme, e questo mi da un bel po' di vantaggio u.u Ti amo.
lunedì 1 febbraio 2010
Lettera ad un cuore
"Mi dispiace.."
"Di cosa?"
"Di tutto questo.. Scusa"
"Non mi devi chiedere scusa"
"Scusa lo stesso"
"Lo sai che mi da fastidio quando le persone mi chiedono scusa"
"Di cosa?"
"Di tutto questo.. Scusa"
"Non mi devi chiedere scusa"
"Scusa lo stesso"
"Lo sai che mi da fastidio quando le persone mi chiedono scusa"
"Ti chiedo scusa anche per averti chiesto scusa, ma è questo che sento di dirti.."
Già.
Perché chiedo continuamente scusa, se poi tutto quello che so fare è rifare la cosa per cui mi sto scusando?
Perché non riesco a trovare un modo per far sparire il male che ti circonda e, al contrario, te ne procuro altro?
Sono arrivato a farti piangere, a farti incazzare, magari anche a deluderti. A spegnerti.
Non conosco il motivo del mio comportamento, perché non conosco i meccanismi che mi fanno funzionare. Non mi conosco. Non so prevedermi, non ascoltarmi. E non so il perché.
Forse, a mio modo, sono uguale a te; cresciuto troppo in fretta con la necessità di fare il bambino, seppur facendolo in modo nettamente diverso da te.
Può essere che i 17 giorni di nascita prematura mi abbiano fatto mancare qualcosa, forse sono ritardato.. Forse non ci arrivo..
Forse, come dici tu sono confuso, ma a che pro saperlo, se non sono in grado di ascoltarmi?
Le uniche cose che so, è che voglio con estrema sincerità la tua felicità (Belle parole dette da uno che ti fa soffrire). Però è la verità.
Voglio che tu possa goderti una vita normale, non una vita priva di sofferenze, ma una vita che abbia anche tanta felicità. Tanti sorrisi, sostituiti a quelle lacrime.. Che anche per causa mia ti stanno solcando il viso da settimane. Desidero con tutto il cuore per te una vita piena di gioia, di sogni realizzati, di speranze esaudite.
So anche che continuo a pensare di non meritarti.. Perché nonostante tutto, sei migliore di me. Hai quel qualcosa che manca in me; mentre io non sono capace nemmeno di strapparti un sorriso senza farti piangere. Ti ho abbandonata, ferita, spenta, e non credo di meritare il tuo amore.
Ci sto provando seriamente a trovare un modo per farti tornare alla vita, nonostante i miei schifosi fallimenti. Ci sto provando, ma è dura anche per me, perché ogni mio insuccesso è un metro in più di baratro in cui mi sento cadere. E nonostante tutto continuo a sforzarmi di aiutarti.
Se un giorno riuscirò in qualche modo ad aiutarti come si deve, forse cambierò idee.
Se non ci riuscirò, ti chiedo scusa.
Dal più profondo del mio cuore ti chiedo scusa per ogni fallimento che provocherò, perché ti amo, e anche se sembra che le cose non mi tangano, sono importanti per me; quindi, ti chiedo scusa, per tutto il dolore e le lacrime che hai versato per causa mia, o per mia incapacità di impedire che ti prendessero.
Sperando di riuscire a migliorarmi,a renderti fiera di me e a donarti la vita che meriti.
Con amore, Marco.
lunedì 17 agosto 2009
Sflushing Thoughs
"Stella... Grazie di tutto quello che hai fatto per me. Grazie per essere venuto qui. Grazie per aver capito, come sempre, di cos'avevo bisogno. Grazie per aver sopportato certi miei comportamenti.. E scusa per questi ultimi, è la stanchezza che mi impedisce di ragionare.. Ti amo stella. Ti amo tanto."
Lo sai? Potrei dire lo stesso con Te. Ma posso dire solamente che nonostante tutto, mi fai stare bene. Nonostante tutto io vivo, quando sono con te. Nonostante tutto riesco, e riesci, a farti e a farmi stare bene. Nonostante tutto sono qui a scrivere un nuovo post dopo mille mila anni, e lo devo a te che sei mia fonte d'ispirazione. Lo devo a te che rifletti il meglio di me come uno Specchio delle Brame. Lo devo a te se resisto alle pressioni psicologiche della mia famiglia. Come vorrei poter fare lo stesso con te. Ma me lo impedisce il fatto che tu sei fatta in modo diverso. Tu hai bisogno dei tuoi tempi, che solo Tu conosci, e io non posso fare altro che starti accanto, in silenzio, e aspettare che torni col cuore e la mente serena. Tenendoti la mano. Standoti vicina, sentendo il tuo respiro, sentendo battere il tuo cuoricino, sentendo il tuo profumo che non sa di niente, ma di te.
Ti amo.
Lo sai? Potrei dire lo stesso con Te. Ma posso dire solamente che nonostante tutto, mi fai stare bene. Nonostante tutto io vivo, quando sono con te. Nonostante tutto riesco, e riesci, a farti e a farmi stare bene. Nonostante tutto sono qui a scrivere un nuovo post dopo mille mila anni, e lo devo a te che sei mia fonte d'ispirazione. Lo devo a te che rifletti il meglio di me come uno Specchio delle Brame. Lo devo a te se resisto alle pressioni psicologiche della mia famiglia. Come vorrei poter fare lo stesso con te. Ma me lo impedisce il fatto che tu sei fatta in modo diverso. Tu hai bisogno dei tuoi tempi, che solo Tu conosci, e io non posso fare altro che starti accanto, in silenzio, e aspettare che torni col cuore e la mente serena. Tenendoti la mano. Standoti vicina, sentendo il tuo respiro, sentendo battere il tuo cuoricino, sentendo il tuo profumo che non sa di niente, ma di te.
Ti amo.
sabato 7 febbraio 2009
River
E' come per l'effetto "cambio di pressione": Si crea un vuoto, che scarica via tutto ciò che è lì fermo, inutilizzato, immobile, statico; e viene scaraventato chissà dove, ed in contemporanea un fiume allaga quello spazio ormai vuoto. Perché si sa, quando si crea il Vuoto in un corpo liquido contenuto in un contenitore, quel liquido resta lì, statico, vicente sulla forza di gravità, e appena entra dell'aria, giù come una cascata. Ecco, questo è l'effetto.
E quel fiume, fatto di domande, risposte, dubbi, incertezze, parole, confini solo ammirati e mai sorpassati, t'innonda; ed inerme non puoi fare altro che lasciarti innondare.
Un vortice incontrollabile che ti svuota dentro, ti mette a nudo. Non davanti a Dio; Lui, ammettendo che esista, sa come sei fatto. No, non davanti a Dio, ma davanti a te stesso. Ti replica e come a dirti: "Bene, questo è quello che sei. Bada, non come ti ha fatto mamma, ma come sei; mamma ti ha fatto, tu hai fatto in modo di essere come sei."
Qua purtroppo, non si hanno opportunità di tergiversare. Così si è, e non ci sono alternative. E allora che si fa?
Si guarda in faccia la realtà.
Ecco, a cosa servono quelle domande. A capire se quello che siamo, corrisponde a quello che vogliamo essere.
Ci osserviamo, scrutiamo ogni minimo particolare, stupiti e/o indignati di come siamo. Dopo di che, ecco che i risultati delle nostre analisi arrivano.
Con esse arrivano quelle risposte, si, sempre quelle risposte che il fiume ci ha portato.
Una domanda ora viene spontanea, se arrivano risposte, i dubbi a che servono? Le incertezze perché sono arrivate se già risposte abbiamo?
Perché quelle risposte, fanno sì che i dubbi, le incertezze, le paure, escano fuori quasi prepotenti a domandarti di persona: "Se fossi stato migliore?","Sicuro di volerlo?", "Non è che poi te ne penti?", ecco che le risposte, paradossalmente creano dubbi.
E tutto si mescola, in un veleggiare di suoni, colori, parole...
Parole..
Parole ricordate, parole da dimenticare, e perché no, parole sperate.
Ci inducono ad una riflessione forzata, su quello che siamo, come ci siamo comportati, ciò che abbiamo fatto, o ciò che stiamo facendo. Fa male, e non necessariamente perché queste parole siano tristi, ma perché sono tante, troppe per reggere un così grande peso tutto in una volta.
Allora non guardi più al passato, miri al futuro.
Errore.
Non stai mirando al futuro, stai semplicemente dicendoti la solita frase di routine per accendere quella parte sognatrice che alberga in te. No, non è così che funziona. Non è per farti sognare che il fiume t'ha quasi annegato. E' stato per farti capire una cosa fondamentale:
La vita, è come questo fiume. Se hai le palle, nuota e salvati. Se non le hai, affoga e ditti addio.
E quel fiume, fatto di domande, risposte, dubbi, incertezze, parole, confini solo ammirati e mai sorpassati, t'innonda; ed inerme non puoi fare altro che lasciarti innondare.
Un vortice incontrollabile che ti svuota dentro, ti mette a nudo. Non davanti a Dio; Lui, ammettendo che esista, sa come sei fatto. No, non davanti a Dio, ma davanti a te stesso. Ti replica e come a dirti: "Bene, questo è quello che sei. Bada, non come ti ha fatto mamma, ma come sei; mamma ti ha fatto, tu hai fatto in modo di essere come sei."
Qua purtroppo, non si hanno opportunità di tergiversare. Così si è, e non ci sono alternative. E allora che si fa?
Si guarda in faccia la realtà.
Ecco, a cosa servono quelle domande. A capire se quello che siamo, corrisponde a quello che vogliamo essere.
Ci osserviamo, scrutiamo ogni minimo particolare, stupiti e/o indignati di come siamo. Dopo di che, ecco che i risultati delle nostre analisi arrivano.
Con esse arrivano quelle risposte, si, sempre quelle risposte che il fiume ci ha portato.
Una domanda ora viene spontanea, se arrivano risposte, i dubbi a che servono? Le incertezze perché sono arrivate se già risposte abbiamo?
Perché quelle risposte, fanno sì che i dubbi, le incertezze, le paure, escano fuori quasi prepotenti a domandarti di persona: "Se fossi stato migliore?","Sicuro di volerlo?", "Non è che poi te ne penti?", ecco che le risposte, paradossalmente creano dubbi.
E tutto si mescola, in un veleggiare di suoni, colori, parole...
Parole..
Parole ricordate, parole da dimenticare, e perché no, parole sperate.
Ci inducono ad una riflessione forzata, su quello che siamo, come ci siamo comportati, ciò che abbiamo fatto, o ciò che stiamo facendo. Fa male, e non necessariamente perché queste parole siano tristi, ma perché sono tante, troppe per reggere un così grande peso tutto in una volta.
Allora non guardi più al passato, miri al futuro.
Errore.
Non stai mirando al futuro, stai semplicemente dicendoti la solita frase di routine per accendere quella parte sognatrice che alberga in te. No, non è così che funziona. Non è per farti sognare che il fiume t'ha quasi annegato. E' stato per farti capire una cosa fondamentale:
La vita, è come questo fiume. Se hai le palle, nuota e salvati. Se non le hai, affoga e ditti addio.
giovedì 13 novembre 2008
Eh...
Dunque, partendo dal fatto che volevo usare questo blog principalmente come archivio delle mie poesie, il fatto è che non ne ho nessuna che si addica al momento.
Indi per cui, mi accingo a dire solo quello che mi passa per la testa in questo istante.
Ti amo. Ti amo dal più profondo del cuore.
Indi per cui, mi accingo a dire solo quello che mi passa per la testa in questo istante.
Ti amo. Ti amo dal più profondo del cuore.
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